A proposito di rigassificatore

Nota del Senatore Ignazio Messina di Italia dei Valori 

La vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle è l’ennesima storiaccia all’italiana, in cui  la politica langue, gli interessi la fanno da padroni e ai cittadini non resta che piegare la testa e subire i danni. 

 
In sintesi: Enel vuole a tutti i costi costruire un rigassificatore in Italia per rimediare all’errore di un contratto stipulato con la Nigeria che prevede l’acquisto di metano liquefatto, da pagare anche se non ritirato. Dopo il “no” di Montalto di Castro e Monfalcone, prova a Porto Empedocle, a ridosso della casa natale di Luigi Pirandello e della Valle dei Templi. Il ministro Prestigiacomo è d’accordo e grida addirittura allo scandalo bacchettando la Regione Sicilia per il ritardo nella concessione delle autorizzazioni. In un batter d’occhio, la conferenza dei servizi della Regione dà il via libera definitivo e presto arriverà anche il decreto conclusivo dell’assessore all’industria Pippo Gianni. Fine della storia. Tutti contenti? 
 
Contenti i ministri Scajola e Prestigiacomo, presi forse dall’ambizione di mettere la loro firma su un’opera che rimarrà nei saecula saeculorum, un mostro di cemento e ferro che cambierà per sempre i connotati del territorio non solo dal punto di vista paesaggistico ma anche da quello socio-economico, e sicuramente non in meglio. Ma i ministri, si sa, pensano al bene dell’Italia intera e, in nome di questo principio, possono chiedere il sacrificio di una piccola comunità. Il problema però è che questa decisione non incide solo sulla salute, sull’economia e sulla sicurezza di una comunità ma su un’area archeologica patrimonio dell’umanità, iscritta nel World Heritage Found dell’Unesco dal 1997. Sorge il dubbio perciò che si voglia cavalcare l’urgenza della questione energetica, scattata come ogni anno per gli accordi di fornitura di gas dalla Russia, per chiudere in fretta e furia una partita che nasconde troppi interessi.
 
Questo impianto non risolverà  la questione energetica italiana. Perché, dunque, accelerare i tempi della sua costruzione quando sono ancora troppe le ombre che vi gravitano attorno? Tanto per ricordarne qualcuna possiamo citare i conflitti di interesse dei funzionari che, da subito, hanno approvato il progetto, tra cui il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, dipendente Enel ed interessato alle compensazioni ambientali; il diniego alle consultazioni popolari chiesto da numerosi cittadini di Porto Empedocle, in evidente violazione della direttiva Seveso dell’Unione Europea sul coinvolgimento nelle decisioni delle popolazioni interessate da impianti industriali ad alto rischio; il giallo, al vaglio della procura di Agrigento, sulle prime autorizzazioni della Regione al progetto concesse ad una società, la Nuova Energie srl (poi acquisita dall’Enel), che non aveva né esperienza sui rigassificatori, né soldi per realizzare l’impianto; merita un cenno poi il giudizio favorevole di compatibilità ambientale emesso dallo stesso ministro Prestigiacomo, di concerto con il ministro Bondi, che presenta delle incongruenze, su cui ho chiesto spiegazione in un’interrogazione parlamentare e attendo ancora una risposta. 
 
La Prestigiacomo ci delude due volte, come ministro dell’Ambiente e come siciliana e speriamo che non si sia venduta alla causa di questo governo nordista che ha deciso di fare del Sud, e della Sicilia in particolare, una terra coloniale da sfruttare al bisogno, come conferma ancora una volta questo impianto che farà scempio delle risorse storico-artistiche e ambientali del sud solo per rifornire di gas il centro-nord del Paese.
 
Chi ci delude ancor di più però è la Regione e l’assessore Pippo Gianni, che invece di fare l’interesse dei siciliani afferma di essere contento per aver soddisfatto in tempi rapidi le richieste delle aziende e ha svenduto la Valle dei Templi per soli 50 milioni di euro, ossia l’introito in tasse ed imposte che la Regione stima di incassare dalla società proprietaria dell’impianto una volta che sarà trasferita la sede legale da Roma alla Sicilia.
Non ci convincono poi la Confindustria agrigentina e i sindacati che parlano di un’occasione di crescita economica per il territorio. Forse sperano di potersi giocare la partita di spartizione dei 600 milioni di investimento previsti per la costruzione dell’impianto e dei 600 posti di lavoro che l’impianto richiederebbe a regime. Le cifre però non convincono e vorrei a tal proposito ricordare la storia del rigassificatore Enel di Panigaglia che fu presentato come una grande opportunità di lavoro per 600 addetti, più altrettanti posti di lavoro legati all’indotto e che oggi occupa in tutto, tra dipendenti e indotto, solo 150 persone.
Ci vuole invece correttezza nei confronti dei cittadini informandoli in maniera chiara anche sui costi che l’impianto avrà in termini di perdita di posti di lavoro per tante persone che lavorano nel settore del turismo e per le tante attività legate all’economia marina.
 
Io, insieme all’Italia dei Valori di Agrigento e a tante associazioni di cittadini, continuerò ad oppormi fermamente a questo progetto frutto di una politica debole e poco lungimirante. Sono sicuro che qualcuno proverà  a screditare ed etichettare questo movimento di protesta dal basso come “NIMBY” ma i cittadini capiranno da quale parte sta la ragione perché sanno che l’Italia dei Valori dice solo “no” intelligenti e “sì” sensati.   

 Ignazio Messina (IDV)

fonte www.agrigentoweb.it 

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